Confucio: chi era costui? Alle radici della Cina contemporanea.
Questo il titolo, indubbiamente stimolante, della conferenza tenuta da Giuseppa Tamburello, professoressa associata di Lingua e letteratura cinese dell’Università degli Studi di Palermo, presso il Nuovo Cral Unicredit di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, primo dei tre incontri del “Seminario sulla Cina” in programma.
Aula piena, a dimostrazione dell’interesse suscitato dal tema.
Confucio, ci ha spiegato la professoressa con esposizione vivace e accattivante, visse dal 551 a.C. al 479 a.C. in uno degli stati in cui, allora, era suddivisa l’attuale Cina, lo stato di Lu.



Nella prima parte dell’esposizione abbiamo compreso molto chiaramente il contesto storico in cui visse Confucio, caratterizzato da un continuo susseguirsi di guerre fra i vari stati, situazione che determinò nel nostro l’insorgere di una visione, più pensiero che filosofia, come è stato chiarito, volta a contrastare uno stato di cose che si protraeva da secoli e che devastava popoli e territori.
La visione confuciana divenne quindi scuola, attraendo molti discepoli, alcuni dei quali sono passati anche alla storia avendo messo per iscritto il pensiero del maestro, così da renderne possibile la trasmissione ai posteri.
La professoressa ci ha poi illustrato i punti essenziali del pensiero confuciano.
Sostanzialmente Confucio intendeva portare armonia nel tessuto sociale cinese mediante un corretto e gentile atteggiamento di ognuno nei confronti di ogni altro uomo. Perché ciò potesse funzionare, Confucio attribuì un ruolo fondamentale allo studio, tutti devono studiare per imparare come si debba comportare il buon cittadino.

A ciò, ci è stato spiegato, Confucio aggiunse delle regole di ordine sociale da rispettare rigorosamente, da parte dei sudditi nei confronti del sovrano (assoluto), dei figli nei confronti del padre, della moglie nei confronti del marito, del fratello minore nei confronti del fratello maggiore, dell’amico nei confronti dell’amico, definendo in questo modo cinque relazioni fondamentali per una società armoniosa.
Su tali punti si è aperto il dibattito, poiché è stato chiesto alla professoressa come, almeno agli occhi moderni, si possa trovare una coerenza fra atteggiamenti basati sul “rispetto” fra gli uomini, ed una organizzazione della società con regole “autoritarie” e discriminatorie fra i sessi.
L’interessante e stimolante dibattito si è quindi indirizzato, inevitabilmente, sulla esistenza di democrazia in una società confuciana, con pareri evidentemente discordanti, sulla base delle propensioni di ognuno, interventi che, comunque, hanno dato alla conferenza un ulteriore pregio, che si aggiunge all’alto livello dell’esposizione della Professoressa Tamburello, quello di aver aperto le menti, di un auditorio di elevata cultura, a riflettere su problematiche valide tremila anni fa, ma valide ancor oggi e non ancora risolte.